martedì 15 marzo 2011

Niente panico! #3 - Quando una tragedia viene strumentalizzata

Il paese con il quale mi sento più vicina spiritualmente sta affrontando un momento poco facile. Sia chiaro...da buoni samurai quali sono stanno dimostrando di essere davvero forti e soprattutto organizzati...che volete farci, questione di cultura!
Ma questo post non vuole essere un messaggio affranto; il mio stato d'animo alla vista di quelle immagini tremende che vengono trasmesse a ripetizione e condite da scarsa sensibilità, lo tengo per me, anche perchè non sono del tutto convinta di riuscire ad esprimerlo a parole.
Vorrei piuttosto affrontare il lato oscuro della vicenda. Come sempre, in occasione di queste tragedie, si sfregano le mani quelli che possono guadagnarci qualcosa sfruttando il dolore di molti e i moti buonisti di tutti gli altri. Le borse impazziscono e subito partono i calcoli di debito pubblico, Pil e tutti quegli indici ritenuti noiosi e che passano inosservati, senza che nessuno (o quasi) si renda conto della speculazione, del fatto che una Nazione si indebiti semplicemente per ricostruire qualcosa che le appartiene e che è un suo diritto riavere. Non è strano? Ma chi ne parla? Nessuno perchè fanno molta più gola le immagini di bambini sporchi e con gli occhioni tristi accompagnati da "Manda un SMS e lavati la coscienza!"
Nel caso del Giappone, poi, il piatto è diventato ancora più succulento. Un sisma di proporzioni gigantesche che non provoca alcun danno rilevante ed un maremoto che invece distrugge la costa orientale del paese, portandosi via intere città: persone, case, edifici vari, ponti, mezzi di trasporto, navi e grandi fabbriche. L'impatto ambientale è di grandissima portata: immagino che gli impianti coinvolti, quelli chimici, le raffinerie, abbiano sparso in giro sostanze non propriamente eco-compatibili, le navi scaraventate contro i centri abitati suppongono viaggiassero a carburante e che lo stesso, in questo momento, stia impregnando il suolo. Si sta parlando di questo? Ovviamente no perchè il grande protagonista della notizia non è il dolore di tutte quelle persone, non è l'ambiente devastato e non è nemmeno (guarda caso) un geologo che aveva previsto il sisma  e denunciato per procurato allarme, che diventa eroe proprio per non essere stato ascoltato. Il grande protagonista è il nucleare. Capita giusto giusto a fagiuolo, forte era la necessità di alimentare il dibattito sull'opportunità di incentivare l'energia derivata da impianti nucleari. E allora cosa si fa? Si prende una tragedia e la si strumentalizza! Cosa ancora peggiore è che tutta questa strumentalizzazione da parte dei media appoggia, nel nostro paese, delle questioni di natura politica. Come se l'essere a favore o contro fosse una questione che si risolve sulla base dell'appartenzenza politica.
Io non sto mettendo in dubbio la gravità della questione, nè voglio aprire una discussione sull'uso delle energie alternative al petrolio.
Scrivo perchè sono perplessa, non capisco. Mi sento bombardata da notizie catastrofiste, che prevedono la fine del mondo (ma magari!!!!), notizie che ogni santissimo giorno continuano a riferirmi le stesse cose: è quasi una settimana che l'allarme è alto, le esplosioni sono imminenti e il pericolo di radiazioni altissimo. Eppure il patatrac ancora non è successo...intendo quello grosso, quello che escluderebbe per tutti una vita normale e il definitivo abbandono delle teorie a favore del nucleare. Nonostante gli incendi e le esplosioni alla centrale di Fukushima ancora "è pericolo"....cosa dobbiamo aspettare? Di vedere la nuvoletta a forma di fungo? Mi sembra una situazione al limite dell'assurdo.
Ma quando il bombardamento mediatico - rivolto esclusivamente al nucleare - finirà, perchè sono fiduciosa nella capacità delle autorità giapponesi nell'affrontare il problema, nessuno si ricorderà di tutto il resto. Come sempre.

Giada Iovino

Aggiornamento qui "A lezione di....nucleare" del 25 marzo 2011. 

venerdì 4 marzo 2011

Ci sono cascata!

Dopo ormai un anno di boicottaggio sfrenato ho ceduto. 
Mi piace moltissimo cucinare, specie se devo preparare qualcosa per gli altri. Meglio ancora se questi "altri" sono il mio fidanzato. Qualche volta mi diverto a cucinare quelle cose che in genere si comprano già fatte, magari da multinazionali, perchè preferisco ingredienti freschi e di certa provenienza rispetto a quelli usati a livello industriale. E' stata la volta delle "gocciole", biscotti con gocce di cioccolato. 
Questa noiosa premessa ha un senso in un post etichettato "incoerentemente". Sì perchè pur di preparare questi biscotti per la mia dolce metà ho ceduto, comprando delle gocce di cioccolato della Perugina (e quindi Nestlè!) ARGHHH!! Mi sono ritrovata in un supermercato in cui c'erano solo quelle! Che potevo fare? Una persona intelligente e coerente le avrebbe lasciate sullo scaffale, deciso di preparare qualcosa d'altro oppure andare alla ricerca di un'alternativa in un altro negozio. Io ho ceduto, non senza 15 minuti di contemplazione dello scaffale con aria abbattuta ed ebete. Ma ho ceduto, e ho conosciuto diversi stati d'animo. 
Dapprima l'incazzatura: perchè mai un supermercato deve proporre una sola alternativa? Forse perchè la Perugina ha il monopolio delle gocce di cioccolato o forse perchè ai dirigenti del supermercato non interessa una beata fava di chi produce cosa e come? Direbbe il mio grillo parlante.
Poi la rassegnazione: se proprio non ci sono alternative.....e i biscotti li voglio fare... L'alternativa è non comprare! E non fare quei maledetti biscotti, direbbe sempre il grillo. 
Poi l'autoconvincimento: Ecco!!! Ma perchè devono obbligarmi a comprare questo prodotto? Nessuno ti sta obbligando, brutta scema! Vedi forse qualche cecchino pronto a spararti? E' questo che vogliono! Farti credere che alternative non ce ne sono! Farti credere che con quel prodotto proprio non puoi vivere! Lascialo giù, lascialo giùùùù.......
....."Sono 2 euro e..." E costano anche troppo!!! Se compri prodotti delle multinazionali non risparmi nemmeno!

Giuro, non lo farò più! La prossima volta ascolterò il mio grillo parlante!
Ricomincia il boicottaggio!

Parcheggi invalidi: cittadino VS P.A.

In quanto cittadini non abbiamo solo doveri (e mi rivolgo a quei pochi che ancora li osservano) ma anche diritti. Ogni tanto, però, questi sono minacciati...dai nostri "simili" soprattutto e molto spesso dalla Pubblica Amministrazione, preferibilmente quando la cassa piange. In quest'ultimo caso la P.A non si fa' tanti problemi a mettere mani nelle tasche dei cittadini, meglio ancora quando questi sono ignoranti o appartengono ad una fascia debole.
La signora A. è invalida, residente a Varese. Le è stato assegnato, anni fa, il contrassegno che le consente di parcheggiare nelle zone riservate ai disabili. 
2010: Una mattina la signora A. si reca in centro per sbrigare delle commissioni e trova tutte le aree riservate occupate...non che questa sia una novità perchè non solo spessissimo i parcheggi disabili sono occupati da "abusivi" ma anche da persone legittimate che però usano tali aree come parcheggi personali sotto casa (ma è un loro diritto e quindi.......). Memore della dicitura presente sul permesso "..nelle zone a disco orario o parcometro possibilità di sosta illimitata e gratuita", la signora decide di parcheggiare in un'area a striscia blu ed espone il contrassegno. Al suo ritorno trova una sanzione sul parabrezza. Corre al comando dei vigili per chiarire quello che crede sia un errore ma le viene riferito che una sentenza della Corte di cassazione ha stabilito che gli invalidi devono pagare quando parcheggiano nelle aree in cui è prevista una tariffa per la sosta. Quando la signora prova a protestare circa la propria ignoranza riguardo questa nuova disposizione le viene riferito che un articolo è stato anche pubblicato sul giornale locale. Una volta a casa A. decide in informarsi tramite internet e viene a scoprire che la questione ha aperto un enorme dibattito: pare sia a discrezione della singola amministrazione comunale decidere se adeguarsi o meno alla sentenza della cassazione il che rende la situazione al limite dell'assurdo perchè è difficile informarsi al di fuori del proprio Comune di residenza. La signora decide quindi di proporre ricorso al Giudice di pace (al costo di 33€) chiedendo l'annullamento della sanzione in quanto la sosta è avvenuta adeguandosi alle norme presenti sul contrassegno e tenendo conto che le sentenze della Corte di cassazione non sono vincolanti se non per il caso a cui si riferiscono. 
2011: ascoltata dal Giudice di pace insieme al rappresentante della controparte, arriva la vittoria. Il  Giudice accoglie il ricorso della signora A. sostenendo la validità di quanto riportato sul contrassegno, essendo anche precedente alla sentenza della cassazione. Per il cittadino disabile in possesso del contrassegno fa fede, quindi, il regolamento riportato sul retro dello stesso; bisogna quindi fare attenzione quando viene rinnovato anche perchè se questo fosse l'inizio di una lunga serie di vittorie da parte del cittadino ricorrente l'amministrazione comunale provvederà sicuramente a cambiarne il contenuto.

Ho deciso di scrivere questo post perchè so bene che moltissime persone si sono trovate, o si trovano, nella stessa condizione della signora A. e molto spesso cercano informazioni su internet. 
Non è un post che si propone di discutere sulla questione se è giusto o meno che i disabili paghino come tutti gli altri cittadini, o se è giusto che un disabile abusi di una prerogativa di cui ha diritto, anche perchè questo dipende da quando una persona è corretta.
Devo poi sottolineare che nel caso visto, il Giudice di pace di Varese secondo la discrezione che gli compete, ha accolto il ricorso. La sua decisione ovviamente non può essere considerata vincolante per altri Giudici. Può essere, però, un ottimo spunto per altre istanze di annullamento della sanzione. E, perchè no, un motivo di riflessione per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni che capiteranno qui.

martedì 1 marzo 2011

Pirsig


"Non ci si consacra mai a una causa in cui si ha piena fiducia. Nessuno si mette a gridare fanaticamente che domani sorgerà il sole. Quando qualcuno si da anima e corpo a una fede politica o religiosa o sostiene fanaticamente qualche altro tipo di dogma o di meta, è sempre perché essi sono un po' vacillanti." 
 
R. M. Prisig "Lo zen e l'arte di manutenzione della motocicletta", 1974.

giovedì 24 febbraio 2011

Un momento di pace..

[Foto trovata sul web...se il soggetto dovesse capitare qui e si sentisse offeso...affari suoi! No scherzo, provvederò alla rimozione perchè so di essere obbligata giuridicamente, argh!]
 LINGUAGGIO ESPLICITO
Ormai è impossibile anche prendere un momento per sè.
Dopo mesi di clausura da studio riesco finalmente a sedermi al sole, su una bella panchina, a leggere un bel libro in un parchetto che guarda il Lario. Sottofondo di uccellini che canticchiano, nonne a passeggio con i nipotini, pensionati che guardano i lavori in corso del lungolago...e qualche panchina più in là, giovani fesciòn, che sicuramente hanno bigiato da scuola. Bevono birra, sbraitano come ovini e vogliono far sapere a tutta la città che hanno voglia di scopare. Ora capisco perchè non sono andati a scuola, mica si parla di figa lì! Ehi ehi ehi...non prendetemi per bigotta! Ero una marciona e non mi scandalizzo tanto per una birra, per il fatto che abbiano saltato la scuola o perchè dicono parolacce in modo a dir poco ridicolo!
Sarà che l'essere umano difficilmente riesce a farsi gli affari propri, sarà che la mia concentrazione vacilla dopo mesi e mesi di libri di diritto, o forse sono loro che hanno un tono veramente fastidioso. Forse è tutto questo insieme. Fatto sta che non riesco a non guardarli, di tanto in tanto, perplessa. L'apoteosi viene raggiunta quando questi esseri lanciano le bottiglie vuote tra gli alberi. Ecco! Inizialmente mi sale una rabbia accecante e vorrei tanto andare a dirgliene due a quei mandrilli col pannolone..ma poi mi rammento delle raccomandazioni di mamma e fidanzato che sono convinti che se mi ostino ad esternare ciò che penso qualche giorno qualcuno mi prende a botte. Rinuncio. Allora mi assale una tristezza infinita...oltre ai soliti pensieri che affiorano di fronte a cotanta stupidità: "eh ma io da giovine non ero mica così!"...soltanto che questa volta è vero! Non penso di aver raggiunto mai un livello così basso di, ma neanche intelligenza, chiamiamola lucidità mentale! Sì ok, non ho nemmeno mai bigiato la scuola, forse sono io l'anormale....Ma sicuramente non ho mai gettato alcun tipo di rifiuto in un posto diverso dal cestino della spazzatura...meglio se differenziata! (ma so che chiedo troppo!) 
Ecco allora la tristezza...perchè di fronte a certe immagini non faccio altro che rendermi conto con chi devo dividere il mondo..sia chiaro non mi interessa granchè del resto ma se dei ragazzetti di 15 anni, che sì hanno la voglia adolescenziale di andare contro le regole, non hanno rispetto dell'ambiente mi cadono veramente le braccia..non ditemi che da adulti cambieranno perchè è da queste piccole cose che si capisce lo stile di vita che prenderà una persona. Io ad esempio, che sono una terrorista ambientalista, che mi incazzo per ogni mozzicone che incotrano i miei piedi per strada, posso raccontarvi la storiella di me che a pochi anni di età, massimo 2 dalle testimonianze di mamma, me ne stavo sul seggiolone del carrello della spesa e tra le manine serrate tenevo le cartacce di caramelle o quant'altro, che poi consegnavo in vista di una spazzatura. E qui non  è questione di essere una bambina prodigio (perchè non lo sono!!) e mi rendo conto che pretendo davvero tanto, troppo. In fondo non so nemmeno perchè l'ho raccontato.

Domande #2: ma veramente fate?

Notizia di stamattina: "Al Queda si è schierata contro il regime di Gheddafi"
....
Manco fosse un'organizzazione manipolata dall'occidente!

mercoledì 23 febbraio 2011

Consumo critico #10: Chiquita e Dole (aggiornati al 2009)

CHIQUITA
INDIRIZZO PRINCIPALE: Chiquita Brands International Inc., 250 East Fifht Street, 45202 Cincinnati, Ohio, USA.
www.chiquita.com
IN ITALIA: Chiquita Italia S.p.A., Via Tempio del Cielo 3, 00144 Roma.
www.chiquitaitalia.it
Multinazionale nel campo della frutta e verdura, sia fresca che conservata. Opera in 11 Paesi con un fatturato di 4,5 miliardi di dollari e con 24.000 lavoratori. Possiede anche molta terra in America Centrale, sia come proprietà, sia in affitto (Fonte: Guida al consumo critico, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, EMI, Bologna, 2008).
Il dramma dei "bananeros" (lavoratori delle banane) nicaraguensi dura ormai da diversi anni con sempre più morti e sempre più abusi provocati dalle multinazionali americane. Ebbe inizio alla fine degli anni '70 quando il pesticida Nemagon venne prodotto dalla Dow Chemical e distribuito in Nicaragua dalla Chiquita e dalla Dole; nel giro di vent'anni si sono verificati centinaia di tumori, malformazioni congenite e malattie della pelle. Ad oggi sono più di 800 le persone decedute (Fonte: Carta Online, 16 aprile 2005).
La multinazionale leader mondiale nel mercato delle banane ha finanziato per sette anni (dal 1997 al 2004) gli squadroni della morte dell'Unione di Autodifesa della Colombia (AUC), gruppo paramilitare di estrema destra, responsabili di centinaia di massacri di civili durante il quarantennale conflitto colombiano e collusi col narcotraffico.
La Chiquita, in precedenza, aveva pagato anche altre organizzazioni terroristiche che operano in Colombia, per esempio le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e l'ELN (esercito di Liberazione Nazionale) (Fonte: Carta Online; Altreconomia n. 82, aprile 2007).
Secondo il sindacato dei lavoratori del settore, anche nel periodo del pagamento, non sono mai cessati omicidi e violenze nei confronti dei contadini e soprattutto dei sindacalisti, perchè, secondo il sindacato, il pagamento dell'AUC prevedeva, oltre alla protezione delle installazioni, anche l'eliminazione fisica di quei sindacalisti che protestavano troppo. Oltre 10.000 persone sarebbero state assassinate negli ultimi dieci anni dai paramilitari dell'AUC "in gran parte nelle regioni bananiere dove la Chiquita finanziava le sue operazioni" sostengono gli avvocati.
Un'indagine condotta dalla rivista Altreconomia del 2006 svela che, anche se Chiquita ha firmato un accordo di rispetto dei diritti dei lavoratori nelle sue piantagioni con IUF (Sindacato Internazionale degli Alimentaristi) e anche se ha ricevuto la certificazione SA8000 per tutte le sue piantagioni, continua il problema dell'uso di pesticidi e dei salari bassi per i suoi lavoratori con una paga media di 8 euro al giorno, per una giornata di 10 ore.
Nel 2008 erano ancora in corso i procedimenti giudiziari, nei Tribunali degli Stati Uniti, promossi da migliaia di braccianti del Centro America e delle Filippine per poter ottenere l'indennizzo dei danni a causa dell'uso del pesticida DBCP (Dibromo Cloro Propano) che è un potente vermifugo (Fonte: Guida al consumo critico, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, EMI, Bologna, 2008).
Ulteriori informazioni presenti nell'edizione 2003 della guida:
La multinazionale è nota per gli attacchi all'ambiente, per la repressione sindacale, per i maltrattamenti dei braccianti, ma soprattutto per la sua aggressività in ambito politico in quanto tiene i governi dei paesi dove ha le sue piantagioni rigidamente sotto controllo. Nel 1953, quando Jacob Gurmar, presidente del Guatemala, decise di varare una riforma agraria che danneggiava Chiquita, venne fatto fuori da un colpo di stato che tutti imputano alla regia di Chiquita.
Chiquita obbliga i propri lavoratori a spruzzare pesticidi senza protezione, a volte senza l'acqua per potersi lavare. 
Nel 1995 Chiquita ha chiuso quattro piantagioni: secondo il sindacato locale si è trattato solo di una scelta per indebolire il movimento dei lavoratori, obbligandoli ad abbandonare le terre dove questi abitavano da generazioni con le loro famiglia. La produzione di banane è pure causa di deforestazione in Costa Rica e l'uso dei pesticidi crea impoverimento dei terreni, provocando gravi danni alle acqua fluviali e marine (Fonte: Equonomia, giugno 1999 e settembre 1999; Altreconomia, ottobre 2000).
Dopo una campagna di pressione da parte dei consumatori (lanciata nel 1998 in occasione del centenario nella multinazionale), Chiquita ha accettato di impegnarsi nel rispetto delle convenzioni dell'ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) in particolare sui temi della libertà sindacale (Fonte: Redattore sociale ed Unione internazionale dei lavoratori).*
*N.d.R. Sul sito della Chiquita nella sezione "take a look back" per il periodo 2000-2009 vengono menzionati:
- 2000: Rainforest Alliance certificata al 100%  per le aziende in America Latina sottoposte a rigorosi standard ambientali e sociali del Better Banana Project;
- 2002: iscritta al Ethical Trading Initiative;
- 2004: Corporate Citizen of the Americas Award per il progetto Nuevo San Juan home-ownership in Honduras.
Sta ad ognuno compiere le proprie valutazioni a riguardo.

DOLE
INDIRIZZO PRINCIPALE: Dole Food Company Inc., I Dole Dr, Westlake Village, California, 91362, USA.
www.dole.com
IN ITALIA: Dole Italia S.p.A., Piazza del Tricolore 1, 20129 Milano.
www.dole.it
Multinazionale di origine statunitense. Oggi è la più grande produttrice e distributrice mondiale di frutta e verdura, sia fresche che conservate. Presente in 90 Paesi, fattura annualmente circa 6 miliardi di dollari e impiega 47.000 persone. Controlla il 25% del mercato mondiale di banane.
Nel 2006 una campagna internazionale ha denunciato il comportamento antisindacale di Dole nelle coltivazioni dell'America Centrale. Coseguentemente a ciò, nel marzo 2007, Dole si è impegnata a rispettare le libertà sindacali ma secondo alcune associazioni, come riporta una lettera dell'agosto 2007, l'accordo non veniva ancora rispettato in Costa Rica, Guatemala, Ecuador e Perù.
Nel febbraio 2008 un'azienda contoterzista di Dole ha licenziato 16 lavoratori che avevano partecipato ad uno sciopero di 5 giorni al fine di ottenere gli arretrati maturati tra il 2003 e il 2007.
Nel 2006 un'azienda terzista di Dole in Costa Rica è stata accusata di gettare pesticidi dall'aereo mentre le persone si trovavano nella piantagione a lavorare.
Una ricerca condotto dall'associazione EILER nelle Filippine, ha evidenziato che le condizioni di lavoro nelle piantagioni che producono banane e ananas per Dole sono raccapriccianti: i lavoratori hanno salari bassissimi, ritmi estremamente duri e problemi di salute in conseguenza all'utilizzo di sostanze pericolose. Un sindacato filippino sostiene che i liquami prodotti dagli stabilimenti di inscatolamento vengono versati direttamente nei corsi d'acqua.
Dole ha ritirato dalla vendita negli Stati Uniti confezioni di spinaci perchè contaminate dal batterio Escherichia coli; lo scandalo ha coinvolto anche altre aziende. La verdura contaminata ha causato 104 ricoveri e 3 morti (Fonte: Guida al consumo critico, Centro Nuovo Modello di Sviluppo, EMI, Bologna, 2008).
La multinazionale, primo produttore di banane e frutta fresca al mondo, ha utilizzato (come Chiquita N.d.R.) nelle sue piantagioni per oltre vent'anni il pesticida Nemagon, elaborato dalla Dow Chemical, a base di Dibromo Cloro Propano (DBCP), usato largamente nonostante fosse bandito alla fine degli anni '70 negli USA: un fertilizzante pesticida che ha causato tumori e sterilità ai lavoratori delle piantagioni (almeno 5.000 casi in Nicaragua). Ad oggi sono più di 800 le persone decedute a causa del DBCP. Dole, nonostante fosse al corrente degli effetti del fertilizzante, continuò ad utilizzare il prodotto senza informare i lavoratori sui rischi a cui andavano incontro. Il 5 novembre 2007 la Corte Suprema di Los Angeles ha dato ragione ai contadini nicaraguensi, obbligando Dow Chemical (produttrice del Nemagon) e Dole a risarcirli con 3,3 milioni di dollari per danni fisici in quanto la Corte h riconosciuto che le due imprese nordamericane hanno agito in malafede pur conoscendo i danni del Nemagon (Fonte: Altreconomia n. 80, frebbraio 2007; Carta Online 4 aprile 2008)
La Dole è stata criticata per la distruzione della foresta pluviale in Honduras e nelle Filippine.**
** N.d.R. anche sul sito della Dole, nella sezione "principles" (sul sito italiano la pagina è ancora in costruzione) si può trovare una sviolinata di buone intenzioni, premi vinti e altro, il tutto in un'ottica di difesa dei deritti dei lavoratori, dell'ambiente e della salute. Sta ad ognuno compiere le proprie valutazioni a riguardo.

Tratto da:  
- Miniguida al consumo critico e al boicottaggio. Realizzata da Movimento Gocce di giustizia. Ed. Monti, 2009.
- Miniguida al consumo critico e al boicottaggio. Realizzata da Movimento Gocce di giustizia. Ed. La Tortuga, 2003.


Post introduttivo all'argomento consumo critico qui.
Elenco prodotti Chiquita e Dole e altre multinazionali qui.
Atre informazioni sulle multinazionali potete trovarle su Transnationale.

giovedì 17 febbraio 2011

Buon compleanno Italia #2

Manca un mese alla celebrazione dei 150 anni dell'unità d'Italia, e non si fa altro che discutere sul fatto se sia lecito festeggiare o no...chi dice che bisogna festeggiare per far credere agli italiani che gli interessa qualcosa del paese...chi dice che non bisogna festeggiare perchè....(ma voi capite cosa dice??)...chi sostiene che bisogna festeggiare alla grande soltanto per contraddire quelli dell'altro schieramento.....e insomma...sapete di cosa sto parlando.

Stasera però mi è giunta all'orecchio una frase di un Ministro che diceva una cosa tipo "Gli italiani devono comprendere i motivi per i quali si deve festeggiare"...
Domanda: qualcuno mi illustra questi motivi? Sapete io sono cinica e polemica e di motivi buoni non me ne vengono proprio in mente!
Chi mi aiuta? Dovrò pur scrivere gli auguri il 17 marzo!
Dai! Avete un mese di tempo!

Non sopporto...

[Immagine tratta dal film "La haine" di M. Kassovitz, 1995]
Tutto quello che non sopporto ha un nome.
Non sopporto i vecchi. La loro bava. Le loro lamentele. La loro inutilità.
Peggio ancora quando cercano di rendersi utili. La loro dipendenza.
I loro rumori. Numerosi e ripetitivi. La loro aneddotica esasperata.
La centralità dei loro racconti. Il loro disprezzo verso le generazioni successive. 
Ma non sopporto neanche le generazioni successive.
Non sopporto i vecchi quando sbraitano e pretendono il posto a sedere in autobus.
Non sopporto i giovani. La loro arroganza. La loro ostentazione di forza e gioventù.
La prosopopea dell'invincibilità eroica dei giovani è patetica.
Non sopporto i giovani impertinenti che non cedono il posto ai vecchi in autobus.
Non sopporto i teppisti. Le loro risate improvvise, scosciate ed inutili.
Il loro disprezzo verso il prossimo diverso. Ancor più insopportabili i giovani buoni, responsabili e generosi. Tutto volontariato e preghiera. Tanta educazione e tanta morte. Nei loro cuori e nelle loro teste.
Non sopporto i bambini capricciosi e autoreferenziali e i loro genitori ossessivi e referenziali solo verso i bambini.
Non sopporto i bambini che urlano e che piangono. E quelli silenziosi mi inquietano, dunque non li sopporto. Non sopporto i lavoratori e i disoccupati e l'ostentazione melliflua e spregiudicata della loro sfortuna divina.
Che divina non è. Solo mancanza di impegno.
Ma come sopportare quelli tutti dediti alla lotta, alla rivendicazione, al comizio facile e al sudore diffuso sotto l'ascella? Impossibile sopportarli.
Non sopporto i manager. E non c'è bisogno nemmeno di spiegare il perchè. Non sopporto i piccolo borghesi, chiusi a guscio nel loro mondo stronzo. Alla guida della loro vita, la paura. La paura di tutto ciò che non rientra in quel piccolo guscio. E quindi snob, senza conoscere neanche il significato della parola.
Non sopporto i fidanzati, poichè ingombrano.
Non sopporto le fidanzate, poichè intervengono.
Non sopporto quelli di ampie vedute, tolleranti e spregiudicati.
Sempre corretti. Sempre perfetti. Sempre ineccepibili.
Tutto consentito, tranne l'omicidio.
Li critichi e loro ti ringraziano della critica. Li disprezzi e loro ti ringraziano bonariamente. Insomma, mettono in difficoltà.
Perchè boicottano la cattiveria.
Quindi, sono insopportabili.
Ti chiedono "Come stai?" e vogliono saperlo veramente. Uno choc. Ma sotto l'interesse disinteressato, da qualche parte, covano coltellate.
Ma non sopporto neanche quelli che non ti mettono mai in difficoltà. Sempre ubbidienti e rassicuranti. Fedeli e ruffiani.
Non sopporto i giocatori di biliardo, i soprannomi, gli indecisi, i non fumatori, lo smog e l'aria buona, i rappresentanti di commercio, la pizza al taglio, i convenevoli, i cornetti con la cioccolata, i falò, gli agenti di cambio, i parati a fiori, il commercio equo e solidale, il disordine, gli ambientalisti, il senso civico, i gatti, i topi, le bevande analcoliche, le citofonate inaspettate, le telefonate lunghe, coloro che dicono che un bicchiere di vino al giorno fa bene, coloro che fingono di dimenticare il tuo nome, coloro che per difendersi dicono di essere dei professionisti, i compagni di scuola che dopo trent'anni ti incontrano e ti chiamano per cognome, gli anziani che non perdono mai occasione di ricordarti che loro hanno fatto la Resistenza, i figli sprovvisti che non hanno nulla da fare e decidono di aprire una galleria d'arte, gli ex comunisti che perdono la testa per la musica brasiliana, gli svampiti che dicono "intrigante", i modaioli che dicono "figata" e derivati, gli sdolcinati che dicono bellino carino stupendo, gli ecumenici che chiamano tutti "amore", certe bellezze che dicono "ti adoro", i fortunati che suonano ad orecchio, i finti disattenti che quando parli non ti ascoltano, i superiori che giudicano, le femministe, i pendolari, i dolcificanti, gli stilisti, i registi, le autoradio, i ballerini, i politici, gli scarponi da sci, gli adolescenti, i sottosegretari, le rime, i cantanti rock attempati coi jeans attillati, gli scrittori boriosi e seriosi, i parenti, i fiori, i biondi, gli inchini, le mensole, gli intellettuali, gli artisti di strada, le meduse, i maghi, i vip, gli stupratori, i pedofili, tutti i circensi, gli operatori culturali, gli assistenti sociali, i divertimenti, gli amanti degli animali, le cravatte, le risate finte, i provinciali, gli aliscafi, i collezionisti tutti, un gradino più in su quelli di orologi, tutti gli hobby, i medici, i pazienti, il jazz, la pubblicità, i costruttori, le mamme, gli spettatori di basket, tutti gli attori e tutte le attrici, la video arte, i luna park, gli sperimentalisti di tutti i tipi, le zuppe, la pittura contemporanea, gli artigiani anziani nella loro bottega, i chitarristi dilettanti, le statue nelle piazze, il baciamano, le beauty farm, i filosofi di bell'aspetto, le piscine con troppo cloro, le alghe, i ladri, le anoressiche, le vacanze, le lettere d'amore, i preti e i chierichetti, le supposte, la musica etnica, i finti rivoluzionari, le telline, i panda, l'acne, i percussionisti, le docce con le tende, le voglie, i calli, i soprammobili, i nei, i vegetariani, i vedutisti, i cosmetici, i cantanti lirici, i parigini, i pullover a collo alto, la musica al ristorante, le feste, i meeting, le case col panorama, gli inglesismi, i neologismi, i figli di papà, i figli d'arte, i figli dei ricchi, i figli degli altri, i musei, i sindaci dei comuni, tutti gli assessori, i manifestanti, la poesia, i salumieri, i gioiellieri, gli antifurti, le catenine d'oro giallo, i leader, i gregari, le prostitute, le persone troppo basse o troppo alte, i funerali, i peli, i telefonini, la burocrazia, le installazioni, le automobili di tutte le cilindrate, i portachiavi, i cantautori, i giapponesi, i dirigenti, i razzisti e i tolleranti, i ciechi, la fòrmica, il rame, l'ottone, il bambù, i cuochi in televisione, la folla, le creme abbronzanti, le lobby, gli slang, le macchie, le mantenute, le cornucopie, i balbuzienti, i giovani vecchi e i vecchi giovani, gli snob, i radical chic, la chirurgia estetica, le tangenziali, le piante, i mocassini, i settari, i presentatori televisivi, i nobili, i fili che si attorcigliano, le vallette, i comici, i giocatori di golf, la fantascienza, i veterinari, le modelle, i rifugiati politici, gli ottusi, le spiagge bianchissime, le religioni improvvisate e i loro seguaci, le mattonelle di seconda scelta, i testardi, i critici di professione, le coppie lui giovane lei matura e viceversa, i maturi, tutte le persone col cappello, tutte le persone con gli occhiali da sole, le lampade abbronzanti, gli incendi, i braccialetti, i raccomandati, i militari, i tennisti scapestrati, i faziosi e i tifosi, i profumi da tabaccaio, i matrimoni, le barzellette, la prima comunione, i massoni, la messa, tutti coloro che fischiano, coloro che cantano all'improvviso, i rutti, gli eroinomani, i Lions club, i cocainomani, i Rotary club, il turismo sessuale, il turismo, coloro che detestano il turismo e dicono che loro sono "viaggiatori", coloro che parlano "per esperienza", coloro che non hanno esperienza e vogliono parlare lo stesso, chi sa stare al mondo, le maestre elementari, i malati di riunioni, i malati in generale, gli infermieri con gli zoccoli, ma perchè devono portare gli zoccoli?
Non sopporto i timidi, i logorroici, i finti misteriosi, i goffi, gli svampiti, gli estrosi, i vezzosi, i pazzi, i geni, gli eroi, i sicuri di sè, i silenziosi, i valorosi, i meditabondi, i presuntuosi, i maleducati, i coscienziosi, gli imprevedibili, i comprensivi, gli attenti, gli umili, gli esperti, gli appassionati, gli ampollosi, gli eterni sorpresi, gli equi, gli inconcludenti, gli ermetici, i battutisti, i cinici, i paurosi, i tracagnotti, i litigiosi, i superbi, i flemmatici, i millantatori, i preziosi, i vigorosi, i tragici, gli svogliati, gli insicuri, i dubbiosi, i disincantati, i meravigliati, i vincenti, gli avari, i dimessi, i trascurati, gli sdolcinati, i lamentosi, i lagnosi, i capricciosi, i viziati, i rumorosi, gli untuosi, i bruschi, e tutti quelli che socializzano con relativa facilità.
Non sopporto la nostalgia, la normalità, la cattiveria, l'iperattività, la bulimia, la gentilezza, la malinconia, la mestizia, l'intelligenza e la stupidità, la tracotanza, la rassegnazione, la vergogna, l'arroganza, la simpatia, il doppiogiochismo, il menefreghismo, l'abuso di potere, l'inettitudine, la sportività, la bontà d'animo, la religiosità, l'ostentazione, la curiosità e l'indifferenza, la messa in scena, la realtà, la colpa, il minimalismo, la sobrietà e l'eccesso, la genericità, la falsità, la responsabilità, la spensieratezza, l'eccitazione, la saggezza, la determinazione, l'autocompiacimento, l'irresponsabilità, la correttezza, l'aridità, la serietà e la frivolezza, la pomposità, la necessarietà, la miseria umana, la compassione, la tetraggine, la prevedibilità, l'incoscienza, la capziosità, la rapidità, l'oscurità, la negligenza, la lentezza, la medietà, la velocità, l'ineluttabilità, l'esibizionismo, l'entusiasmo, la sciatteria, la virtuosità, il dilettantismo, il professionismo, il decisionismo, l'automobilismo, l'autonomia, la dipendenza, l'eleganza e la felicità.
Non sopporto niente e nessuno.
Neanche me stesso. Soprattutto me stesso.
Solo una cosa sopporto.
La sfumatura. 
 Tratto da: Hanno tutti ragione di P. Sorrentino 2010

lunedì 14 febbraio 2011

Io, donna racchia.

Non mi piace fare quella con la voce fuori dal coro, eppure mi ci ritrovo sempre. Non so se ho qualche cosa io che non va o se sono proprio gli altri che tanto lucidi non sono. Probabilmente entrambe le cose.
Fatto stà che non riesco a capire il senso di una manifestazione come quella di ieri.
Voglio dire...io in quanto donna non mi sento affatto offesa dai comportamenti dei politici italiani.
Non capisco tutto questo clamore..minorenni, maggiorenni - che di certo non sono racchie come me - hanno scelto liberamente di intraprendere il mestiere più vecchio del mondo per ceti altolocati. Cos'è veramente quello che vi dà fastidio? Accettare il fatto che alcune donne usano il proprio corpo per comprarsi la nuovissima borsa griffata da 3000 euro oppure che a creare questa situazioni di favoritismi per donne fighe abbiamo contribuito noi tutti? Non è da quest'anno che sgallettate vengono proposte come rappresentanti politiche, che la tv vi propina tette e culi a nastro e che i giornali propongono solo bellezze (photoshoppate..lo capirete mai?) taglia 36.
Quante donne si adoperano in modo serio per eliminare questa situazione? E questo non significa organizzare manifestazioni fuffe e manipolate politicamente, o raccogliere le firme per far togliere il velo alle donne musulmane. Quante di queste donne erano ieri presenti in piazza?
Proverei ad indovinare...e forse forse ci prendo.

Giada Iovino