martedì 12 ottobre 2010

Noi e gli altri.


Noi, con i nostri genitori, frequentavamo spiaggie recintate, pulite e sorvegliate; e facevamo il bagno con grande cautela, muniti di salvagente e canotti leziosamente colorati. Quegli altri si avventuravano da soli in acque scure e minacciose muniti di oggetti grezzi e virili, metafore della loro capacità di sbrigarsela, comunque. La capacità che noi non avevamo e che in qualche modo avremmo dovuto imparare a nostre spese.
Avevo sentimenti contraddittori rispetto a loro. Ufficialmente, e in accordo con la retorica moralistica della scuola e di certi adulti, li compativo. Appartenevano a famiglie povere e disagiate, stavano per strada perchè non avevano altri posti dove andare e spesso erano costretti a lavorare come garzoni nei panifici, nelle salumerie, nelle drogherie. Se andavano a scuola venivano ripetutamente bocciati e, insomma, erano destinati a diventare dei poco di buono.
Segretamente, li invidiavo per la loro vitalità, il disprezzo del pericolo, la capacità di collegare immediatamente l'impulso all'azione. E per le stesse ragioni mi facevano paura. Ci facevano paura. Eravamo ossessionati da quei ragazzi e questa ossessione nasceva da tanti episodi in cui qualcuno di noi aveva subito un sopruso, un'aggressione o anche una piccola rapina.


Tratto da: Nè qui nè altrove - Una notte a Bari- di G. Carofiglio 2008

4 commenti:

  1. Col post non c'entra nulla ma questo posto qui mi piace assai.

    RispondiElimina
  2. Ciao streghetta Ransie!
    Quale posto Bari?

    RispondiElimina
  3. Grazie! :)
    Piacere di averti qui!

    RispondiElimina